26^ GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.
25/11/2025
Sono passati due anni dalla morte di Giulia Cecchettin e in quel 25 novembre 2023 abbiamo creduto che facendo nuove leggi ed inasprendo le pene di quelle già esistenti, “facendo tanto rumore”, con moltissimi uomini presenti alle manifestazioni, sintomo che il problema tocca in modo particolare il sesso maschile in quanto appartenente al genere che compie questi orribili delitti, si potesse almeno arginare, se non eliminare, il fenomeno della violenza sulle donne, che in moltissimi casi si conclude, con una brutalità inaudita, di cui nemmeno gli animali sono capaci, con un femminicidio. Purtroppo, non è stato così: nei primi nove mesi del 2025 i femminicidi sono stati 70, numero aumentato tra ottobre e novembre. È ormai evidente che la violenza di genere non si può arginare solo con l’inasprimento delle pene, con l’adozione di forme di prevenzione quali il braccialetto elettronico, con i centri antiviolenza; maggiore tutela si potrà ottenere con il disegno di legge approvato in Consiglio dei Ministri che modifica il Codice penale introducendo il delitto di femminicidio e il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e di tutela delle vittime, ma non è sufficiente! Occorre una rivoluzione culturale!
Assodato che si tratta di un fenomeno dovuto principalmente alla mancanza di empatia nei confronti della compagna, ad egoismo ed a un malsano pensiero di onnipotenza e possesso, occorre intervenire già nelle scuole materne per parlare di educazione affettiva, esporre i principi basilari di educazione civica, di etica della convivenza, perché nessun essere umano, uomo o donna che sia è “padrone” o “possiede” un altro essere umano, tutti hanno diritto al rispetto della propria libertà e dignità, di potersi muovere in ogni luogo ed in ogni ora, senza paura di essere aggrediti.
E come ha detto il padre di Giulia alcuni giorni fa in audizione Commissione Femminicidio: "La violenza di genere non è un raptus, cresce in una società che spesso giustifica…se non cambiamo la cultura che genera la violenza, continueremo a piangere altre Giulia, altre famiglie, altre vite spezzate”.
Commissione Nazionale Realtà Femminile nella Famiglia Magistrale.